arieiro_italiani a madeira

Un nuovo anno a Madeira: benvenuto 2016!

Ovvero: quando Madeira comincia ad andarti stretta.

Con lo spettacolo pirotecnico più impressionante del mondo – così almeno ci informa il Guinness dei Primati – anche a Madeira si è aperto un nuovo anno, che come sempre speriamo sia meglio di quello appena concluso.

Con l’arrivo del 2016, ecco piovere le solite valanghe di buoni propositi, grondanti ottimismo ed entusiasmo. Io, che sto ai buoni propositi come il torrone sta alla peperonata, non mi ci metto nemmeno. Non solo rinuncio alle buone intenzioni, questa volta mi ritrovo anche ad iniziare l’anno nuovo col muso lungo. Sarà che ormai sono quasi due anni che risiedo stabilmente nello stesso luogo: il periodo più lungo che abbia mai trascorso senza mollare tutto e fare i bagagli dal 2010 a questa parte. Sarà che questo scoglio in mezzo all’Atlantico dovrei cominciare a sentirlo come “casa“, e invece l’unica certezza che percepisco dentro di me è la fame di viaggi, di nuovi continenti, di persone sconosciute.

Sarà che, dopo 20 mesi di permanenza, ormai riconosco non solo i pro, ma anche i contro del vivere a Madeira.

Come quando hai voglia di pita e di moussaka e di kotopulo souvlaki, ma non c’è un ristorante greco manco a pagarlo oro.

O come quando hai fretta, e ti trovi ingolfata nel traffico perchè qualcuno ha pensato bene di parcheggiare in mezzo alla corsia.

O quando devi ordinare su internet i prodotti per capelli che in Italia trovavi al supermercato sotto casa.

O quando daresti un braccio per poter andare a pattinare sul ghiaccio, ma fuori ci sono 15°C e manco i cubetti dentro la Coca Cola riescono a sopravvivere.

Quando vorresti avere a portata di mano un aeroporto come Milano, o Londra, o Madrid, dove gli aerei si incrociano ad ogni ora del giorno e della notte e bastano un paio d’ore e qualche decina di euro per essere dall’altra parte d’Europa. Niente scali di millemila ore, niente nottate in aeroporto, niente coincidenze prese (o perse) per un soffio.

Quando hai a che fare con gente meschina, limitata, che non ha mai mosso un piede fuori dalla sua isola, gente che rifiuta il confronto ed il cambiamento, perché “questa è casa mia, e qui faccio quello che voglio io“.

Quando ti senti rinfacciare di essere italiana, straniera, e quindi in qualche modo non benvoluta, senza alcun diritto di esprimere un’opinione. Quando ti senti dire di non impicciarti, che tu qui ci vivi solo da due anni.

Quando ti sale la rabbia dentro, e ti vien voglia di dire “Allora sai che c’è? Che me ne torno a casa mia, dove nessuno mi può dire di starmene zitta“. E poi realizzi che “casa tua” non sai dov’è, perché la tua città in Italia l’hai abbandonata quando avevi diciott’anni, e ormai ti senti più straniera lì che qui. E allora vai in confusione.

C’è che a volte, ovunque ci si trovi, la vita da expat non è poi così facile. Ci si lamenta sempre della propria nazione, delle proprie difficoltà quotidiane, dei servizi che non funzionano, delle tasse troppo alte, e sembra sempre che in un nuovo paese dove la vita costa meno ed il clima è più gentile tutto sarebbe più facile. Ma naturalmente non è così.

E allora? E allora niente, si tira avanti come sempre, si va al lavoro e si cerca di ignorare la gente meschina ed ignorante, si porta Thai a passeggio e non si smette di combattere per quello in cui si crede, ed anche di fronte all’ennesimo parcheggio selvaggio in curva si fa un bel respiro profondo e si sorpassa, lasciandosi alle spalle il nervoso e la fretta.

Dalla prossima settimana mi iscrivo ad un corso di yoga.

Perché alla fine nei buoni propositi per il nuovo anno ci casco anch’io.

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